Ad ogni modo la City Lights era un luogo ispirato, grandioso, dove approdavano in maniera imprevedibile le energie creative più disparate, componendosi nella libertà espressiva più totale. Troppo autentica, quindi troppo sregolata, per potere avere una felice e duratura attività editoriale.

“Per risplendere devi bruciare” era il titolo di uno dei libri del catalogo, del grande  John Giorno, e credo che la City Lights Italia pur nella sua brevissima esistenza bruciata raggiunse un ineguagliabile apice di splendore, tanto che a distanza di tanto tempo mi suscita ancora emozioni fortissime ripensare a quella corroborante atmosfera di cospirazione dietro l’angolo, alle performance spesso improvvisate,  a Luca Del Punta, Luca Tanzini, Marco Parente, Stefano Bollani, Bobo Rondelli, Lawrence Ferlighetti, Patti Smith, John Giorno, Luigi Grechi, tutti i personaggi geniali che apparivano in quella libreria stile Kabul, come la definì Bobo Rondelli, dove però si respirava la libertà, e i sogni trovavano rifugio.

Dove anche io trovai rifugio, per un paio di indimenticabili annate. Successivamente Antonio Bertoli, il pirotecnico direttore artistico, ha fatto sopravvivere la City Lights come collana all’interno della casa editrice Giunti, ma eravamo già giunti...alla fine.