Su di esso poggiava la poliedrica caffettiera d’acciaio, che tanto mi ricordava le armature dei cavalieri medievali, raffigurate nel libro Ivanhoe, con il beccuccio simile ad una visiera, e il pomello del coperchio simile ad un pennacchio… il gorgoglio mi risvegliò per la seconda volta alla realtà.
Versai il caffè nella bianca tazzina di porcellana, mi voltai per prendere il latte e… il frigorifero non c’era più!!! Attonito portai la tazzina alle labbra, contemplando l’inconcepibile vuoto lasciato dall’elettrodomestico, tangibile quanto un vuoto allo stomaco; mia moglie era partita solo da tre giorni e la situazione già cominciava a sfuggirmi di mano! Una macchia nel muro, nascosta per anni dalla mole del frigo, si specchiò nella macchia che il caffè nero fece sulla mia maglietta bianca.

Lasciai la tazzina nell’acquaio, entrai in bagno a buttarmi due belle manate d’acqua fresca in faccia, dopodiché uscii grondante in giardino gridando «Valdooo!!