“Una fine da stronzi” fu il secondo opuscolo che pubblicai per la City Lights Italia e, per fare onore al suo nome, anche l'ultima produzione prima che la casa editrice chiudesse i battenti. Era l'autunno 2002, e i tamburi di guerra dagli Stati Uniti rimbombavano sempre più minacciosi nei nostri padiglioni auricolari. 

Eravamo reduci dal fallimento del Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg, dieci anni dopo Rio de Janeiro.  A Firenze si preparava il primo Social Forum Europeo, culminato nella marcia contro la guerra in Iraq del 9 Novembre. Dopo gli avvenimenti di Genova 2001, Firenze era una città blindata, e molti dei negozi, durante la manifestazioni rimasero con le saracinesche abbassate. Andò tutto bene, fu solo una grande festa pacifica, e la notte, dopo la marcia, i ragazzi del movimento no global lasciarono su quelle stesse saracinesche una rosa, con la scritta "Questo è tutto il male che vi abbiamo potuto fare". Pochi giorni dopo, come in un triste presagio, la petroliera Prestige riversò tutta la sua notte sulle coste della Galizia. E la guerra alla fine scoppiò, secondo l'agenda del presidente George Dabliù Bush, e la gloriosa operazione fu chiamata "Libertà duratura".